Il volontariato come anima delle aree interne
La domanda
che ci viene posta oggi è se gli enti del terzo settore, le associazioni, le
persone che le animano, possono avere un ruolo ed essere costruttori e animatori di comunità, soprattutto nelle aree interne
come questa.
Viviamo un
tempo che a volte percepiamo complesso,
difficile, senza futuro.
Un tempo in
cui. la tecnica sta andando sempre più veloce, offrendoci soluzioni sempre più sbalorditive.
Al punto che
siamo arrivati al dover pensare di rallentare
lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Che gli
esperti ci dicono potrebbe andare oltre e prendere il sopravvento su di noi.
E nel mondo
della sanità questo lo vediamo molto bene.
Di fatto non
esistono più malattie “incurabili”.
Gli amici dell’Accademia dello Scoltenna mi hanno
fatto leggere questa estate un libro sulla peste nelle nostre zone, del 1600. Altri mondi.
Ricordo che
fino a 150 anni fa, qui a Pavullo se ci succedeva qualcosa di importante alla
nostra salute si veniva caricati su un
carretto e portati a Modena sulle strade di un tempo.
Che erano
decisamente non asfaltate. Ora con Elipavullo
arriviamo in cima al Cimone in 10’ e torniamo a Baggiovara o a Bologna in 5’.
E che in futuro sarà in grado di volare anche senza visibilità.
Dove è quindi il problema, se “tecnicamente” abbiamo fatto dei
passi così importanti?
Il problema
sta nel fatto che il “sistema”, ci spinge sempre più ad essere degli atomi isolati.
Negli ultimi
50 anni abbiamo perso sempre più la capacità
e le occasioni di stare insieme, di ascoltarci e di guardarci negli occhi.
Abbiamo
perso la capacità di essere un corpo.
Il rischio è di essere atomi senza
corpo.
È il paradosso dei cellulari che abbiamo in
mano.
Aumenta
sempre più il numero di obiettivi con cui fare le foto, scattiamo sempre più
immagini.
Ma abbiamo
perso la capacità di sentirle vive dentro di noi. Sono immagini della nostra solitudine.
E questa
solitudine ci porta a cancellare la
speranza verso il futuro e ad aspettare che le soluzioni ai problemi
arrivino sempre dall’esterno. Soprattutto quando i problemi sono complessi.
Due anni fa,
con il progetto Salute della Montagna abbiamo voluto guardare al futuro e provare
a costruire fiducia e speranza.
E uno dei
capitoli del progetto riguarda proprio il ruolo, fondamentale, che il terzo
settore, le associazioni e i cittadini possono e devono avere nel costruire il benessere delle nostre
comunità.
Nel progetto
si parla di diversi temi: di assistenza territoriale, ospedaliera, di
telemedicina, di emergenza-urgenza, dell’oncologia di prossimità, del ruolo del
sociale, della promozione della salute.
E vogliamo
ringraziare i Sindaci della montagna
che sono stati i primi a crederci e a finanziarlo con le risorse delle aree
interne.
E a
proposito di co progettazione, il primo con cui ho discusso della cosa è stato Claudio Pasquesi, Presidente del Comitato
Consultivo Misto di Pavullo, che ci ha lasciato pochi mesi fa, che insieme al
CCM ci aveva incoraggiato in questa strada.
E dietro a
tutto questo c’è il ruolo fondamentale
che noi come singoli individui e come associazioni possiamo dare al
benessere della nostra comunità.
Vi porto esempi concreti nel dire questo, tutti
parte del progetto Salute della Montagna.
Il primo è
l’esperienza delle Palestre della
Memoria. In provincia di Modena ce ne sono 60, 20 sono in montagna, 3 a
Pavullo, e sono dei gruppi di 20-25 anziani over 70 che si incontrano tutte le
settimane.
Gestiti da gruppi di volontari. Siamo attorno ai 3
mila anziani e 400 volontari. In tutti i Comuni del Frignano ci sono e
funzionano bene.
Gli anziani
che le frequentano ci raccontano di come questa esperienza gli abbia cambiato la vita.
Di come
siano tornati a vivere, a scoprire
che il mondo non è poi così brutto come la TV o i social vorrebbero
descriverci.
Secondo
esempio. A Fiumalbo, in questo anno,
abbiamo lavorato con l’Ente Parchi Emilia Centrale, con il Comune, con le
Scuole del territorio per costruire una mappa di comunità.
Abbiamo
messo insieme la Palestra della memoria di Fiumalbo e i ragazzi delle scuole.
Abbiamo
costruito un ponte fra le generazioni,
in cui al centro è stato messo quel territorio, i saperi degli anziani e le
visioni dei ragazzi.
La comunità
insieme ha bucato la solitudine.
E ora
vogliamo estendere questa iniziativa
ad altri comuni.
Terzo
esempio. Il grande lavoro che le associazioni fanno sul tema dell’emergenza-urgenza.
Un
contributo fondamentale al sistema, dove al centro ci sono i volontari che
danno del tempo per la propria comunità.
Io stesso, a
Parma dove abito, faccio parte dell’Assistenza Pubblica. E vi assicuro che quel
tempo che dedichi alla tua comunità, è un regalo
che stai facendo a te stesso, prima ancora dell’aiuto che puoi dare.
E dobbiamo sostenere
sempre più questo impegno, in particolare portando i ragazzi a vivere queste
esperienze.
Un altro
esempio, sul tema delle cure palliative è l’esperienza dell’Associazione Amici per la vita che sta dando un contributo
fondamentale per il Nuovo Hospice Casa
Giuly che avremo a Fiorano Modenese.
Una
struttura e una rete che risponde a tutti i bisogni della nostra montagna.
In questi
anni noi come sanità, stiamo
spostando il baricentro dall’ospedale che una volta era quello il centro di
tutto.
Andando
verso una visione integrata, in cui sappiamo che il vero lavoro viene fatto a
livello territoriale.
Che per noi
significa la rete delle case di comunità
e il ruolo che i medici di medicina generale, gli infermieri e i tanti
professionisti hanno sul territorio.
Case della comunità
che al di là dei muri, rappresentano lo spazio
delle relazioni che creano benessere per la comunità. E il volontariato e
il terzo settore in tutto questo ha un ruolo fondamentale.
E in questo
senso, a partire dal distretto di Pavullo, abbiamo costruito una rete di agenti di prossimità su cui
stiamo lavorando per renderlo stabile nel tempo.
Che sono
volontari che hanno il compito di leggere i bisogni e costruire insieme ai
servizi le risposte.
E questo è
avvenuto anche grazie all’impegno del servizio sociale dell’Unione con un bando
iniziale della Fondazione di Modena e anche al grazie al CSV.
E questo si
affianca al tema della prescrizione
sociale.
Un modo
concreto per valorizzare le opportunità di benessere del nostro territorio per
rispondere ai bisogni delle persone.
Dove gli
operatori sanitari non prescrivono solo farmaci, ma aiutano le persone a fare
esperienze presenti sul territorio, anche di tipo culturale.
Sapendo, come abbiamo detto all’inizio,
che la prima nostra malattia è la
solitudine, la prescrizione
sociale rappresenta il futuro della
sanità.
Perché, come gli antropologi ci insegnano, riscopre la
cura più antica del mondo.
Trasformare la comunità in medicina contro la solitudine.
O esperienze
come i gruppi di cammino, realtà
molto importante a Pavullo con il gruppo Cammina Frignano.
Che si trova
tutti i sabati proprio qui all’Aeroporto, usando anche il famoso anello qui
attorno costruito dagli imprenditori locali con il supporto di questo Aeroporto.
Sostegno che
come cittadini e terzo settore, sempre parlando di benessere di comunità, che possiamo
dare anche al mondo delle scuole.
Elemento
fondamentale per il benessere delle nostre comunità.
E non mi
stancherò mai di ringraziare le
dirigenti e i docenti che garantiscono un livello eccellente per i nostri
ragazzi.
Concludo con
dei ringraziamenti.
Un grazie di cuore al CSV, che in modo instancabile ci aiuta
ogni giorno con tanti progetti ad essere migliori e ad essere una comunità più
forte.
E un grazie enorme ai tanti volontari che rendono la nostra comunità
sempre migliore.
Tutti noi
possiamo dare un contributo enorme nel costruire speranza, fiducia e bellezza.
Solo insieme
possiamo riuscirci.
