Riflessioni sul sistema sanitario e sociale

 


    In questo intervento di Francesco Taroni, è possibile avere un quadro chiaro di quello che sono i sistemi sanitari a livello internazionale e avere degli spunti anche per quello italiano. Provo qui a sintetizzare i punti principali.

·           La spesa sanitaria totale è di 186 miliardi di euro, di cui 105 per il SSN, 7 per la medicina generale, 27 per i privati accreditati e 47 quella privata (41 sostenuta direttamente dai cittadini e 6 attraverso fondi e assicurazioni).

·      Così come in altri Paesi, ad esempio quello inglese, il sistema sanitario italiano pubblico è costantemente sottofinanziato, con un numero inadeguato di operatori. Con un tasso di inflazione sanitario più alto di quello generale (non solo in Italia), cosa che implicherebbe un finanziamento aggiuntivo.

·         Esiste una forma di razionamento per “diluizione”, dove si riduce il personale che di fatto ha meno tempo per fare le stesse attività. E la stessa Corte dei Conti nel 2024 ha dichiarato il problema del sottofinanziamento.

 

·         Se guardiamo al privato accreditato, si vede come il numero di ricoveri sia rimasto costante nel tempo, mentre quelli pubblici sono molto diminuiti. E i ricavi di questo settore sono aumentati del 15% dal 2019. Settore che si sta sempre più concentrando nelle mani di pochi gruppi, i primi 5 gruppi hanno il 45% dei ricavi e il 71% della mobilità interregionale è gestito dai privati accreditati. E’ un settore questo molto dinamico. Uno spunto interessante dal sistema inglese è la non competizione sul personale con il pubblico, grande tema che in Italia genera molti problemi.

 

·         Il privato puro in sanità per l’85 è sostenuto direttamente dai cittadini senza assicurazioni (41 miliardi su 46 totali), di cui circa 11 per i farmaci. La maggiore spesa si ha nelle regioni a maggior reddito e il 41% è spesa ambulatoriale (incluse le cure dentali).

 

·         Taroni poi guarda alle grandi riforme internazionali sulla sanità. In sostanza il tentativo di fare entrare sempre di più il mercato, con l’idea che la competizione migliore il sistema sia dal punto di vista di chi assicura il rischio che di chi produce servizi (porta gli esempi di Inghilterra, Olanda e USA). Le molte analisi fatte hanno mostrato come questo tentativo di fatto non abbia funzionato.

 

·         E nonostante questo, questa idea continua ad essere riproposta, anche in Italia. Sostenendo idee come quella del razionamento come strada per rendere sostenibile il sistema, con proposte ad esempio di universalismo proporzionale in base ai bisogni e alle risorse disponibili.  Così come la proposta di escludere dal SSN le patologie meno severe, già formulata nel 1955 ai tempi dell’INAM o dal governo Amato nel 1992.

 

·         Uno spunto interessante è quello di guardare alle relazioni fra tutti gli attori in gioco, l’importanza di adattare i modelli al proprio contesto e la necessità di focalizzarsi sulle reti integrate delle diverse patologie e specialità.

 

Riflessioni personali.

Ancora una volta, l’analisi di Taroni mostra come il tentativo di privatizzare il sistema sanitario non funzioni. Soprattutto perché il privato se vuole fare profitto deve per forza escludere i pazienti più complessi. Dalla salute mentale, all’oncologia, a tutte le cronicità, ovunque.

Chi pensa di strozzare il sistema sanitario pubblico portandolo a finanziamenti sotto al 6% della spesa, lo fa senza conoscere minimamente la realtà. Perché si avrebbero intere parti della società escluse dai servizi, pubblici e privati. E soprattutto sarebbero le parti che avrebbero maggiori bisogni, su cui dovresti investire maggiormente.

Così come sulla spesa sociale. Non avere un finanziamento adeguato, significa solo dover rincorrere i problemi, non anticiparli con politiche attive e inclusive.

Esiste poi il grande tema di come coinvolgere i diversi attori e in primis le comunità stesse. Che devono essere coinvolte a partire dall’analisi dei loro bisogni e anche nella risposta a questi, in modo integrato. E questo ha un effetto importante anche nella fiducia stessa delle persone verso il sistema sanitario e sociale e verso la propria comunità.

Esiste certamente un tema di risorse. Al di là di non buttare via soldi in guerre inutili, la famosa patrimoniale sopra un certo numero di milioni di euro, avrebbe un grande senso e consentirebbe a chi ha di più di sentirsi parte delle proprie comunità. Così come prevedere un contributo della sanità privata al sostegno della sanità pubblica, a partire dalle agevolazioni fiscali a fondi e assicurazioni che comunque tolgono risorse a tutti.

Per chi lavora dentro il sistema, vediamo bene ogni giorno quanto si possa innovare, spostando l’asse verso il territorio e lasciando alla parte ospedaliera solo la vera specialità. E quanto sia importante il contributo che le comunità stesse possono dare.

Questo tentativo di chi pensa solo a tagliare i servizi forse esisterà sempre, e noi saremo sempre lì a mostrare che una alternativa è possibile.