Parliamo di Bibbiano

 

 


In questi anni ho seguito il caso Bibbiano abbastanza da vicino, avendo una cara amica coinvolta direttamente. Il 27 giugno 2019 quando uscì la notizia dell’indagine con il suo coinvolgimento, la prima cosa che pensai conoscendo bene questa persona fu ad un errore. 

E in questi anni ho sempre creduto fermamente che tutto quello su cui si stava indagando, non stava molto in piedi. E la domanda a distanza di 7 anni è perché tutto questo è successo? Perché?

Il come lo abbiamo capito e tutti gli indagati hanno vissuto sulla loro pelle tutto questo tempo in sospensione, come in un sogno. Un brutto sogno.

Il libro di Simona Musco, Demoni & Angeli, che consiglio a tutti di leggere, racconta la storia di questa inchiesta che i giudici di fatto per la seconda volta in due anni hanno smontato pezzo a pezzo.

Una storia che parla di bambini. E l’ipotesi era che qualcuno operava per allontanarli in modo improprio dalle loro famiglie, guadagnandoci dei soldi sopra.

In realtà è una storia processuale che nei fatti non è mai esistita, visto che le cose di cui le persone erano accusate non esistono sia secondo il giudizio del processo di primo grado del 9 luglio 2025, sia anche per la Cassazione che già si era espressa nel 2024 sull’episodio riguardante Claudio Foti.

Ma quali riflessioni ci porta questa vicenda, che merita di essere studiata e raccontata a lungo?

Per prima cosa che la politica dovrebbe stare lontano dalle inchieste della magistratura in corso di svolgimento. In questo caso il tutto era nato poco prima delle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna e alcuni candidati avevano scelto proprio la piazza di Bibbiano per chiudere la loro campagna elettorale. 

La seconda considerazione riguarda il tema dei media. Già il nome dell’inchiesta era stato scelto per spettacolizzare il tutto, una sentenza già scritta. E per mesi giornali e TV hanno passato il loro tempo ad affrontare il tema, chiaramente additando ai mostri che toglievano i bambini alle famiglie.

Tutti esperti del benessere dei bambini. In realtà, è un tema molto complesso soprattutto quando, come poi è emerso, ci si trova di fronte a storie complicate, in cui i genitori fanno fatica a far crescere in modo sereno ed equilibrato i loro figli. Per dirla in modo gentile.

E quando questo succede, vivendo in una regione dove le cose funzionano, si attiva una rete che riesce a mettere in campo molte risorse in grado di accompagnare questi bambini, questi ragazzi, queste famiglie verso un futuro diverso. 

E sul campo ci sono gli insegnanti, gli assistenti sociali, gli psicologi, i neuropsichiatri, i pediatri. Operatori che lavorano per il benessere delle persone, puntando soprattutto sulla prevenzione.

Uno dei cavalli di battaglia di tutto questo clamore è stato il numero eccessivo di bambini messi in affido. Cosa non vera guardando i dati: l’Italia ha infatti i dati di affido più bassi in Europa. E comunque è sempre il Tribunale a decidere.

E una cosa su cui riflettere, sta nella insufficiente conoscenza della complessità della realtà da parte di tutti gli attori in gioco.

Sempre parlando di informazione, in questi anni le persone sui social hanno dato il meglio di sé. Arrivando più volte a lanciare minacce di morte di chi era coinvolto. Questo è stato il clima.

E anche ora che il castello accusatorio è crollato, l’atteggiamento continua ad essere che comunque il tutto era comunque vero. Perché siamo esperti di tutto, anche di quello che conosciamo poco.

E nonostante questa pressione mediatica enorme, chi doveva giudicare è riuscito comunque a valutare le prove e i fatti per quello che erano. Segno che il sistema giudiziario ha mantenuto la propria indipendenza.

Un ultimo insegnamento riguarda gli assistenti sociali e gli psicologi. Fanno un lavoro prezioso per le nostre comunità, ma è troppo poco conosciuto. Così come molte altre professioni che lavorano per il bene comune, abbiamo il compito e il dovere di fare conoscere il loro silenzioso lavoro quotidiano.

Ne va della democrazia e del bene delle nostre comunità.