La partecipazione dei cittadini. Come attivare una intelligenza comunitaria
La vita di tutti i giorni ci mette di fronte alla necessità di soddisfare i nostri bisogni, alcuni di tipo molto materiale, altri meno. Pensiamo alla nostra vita quotidiana.
Tutto questo lo possiamo fare in modo individuale, ma prima
o poi interagiamo con delle entità che possono essere private o pubbliche.
Pensiamo solo al grande lavoro che sta dietro al farci arrivare l’acqua del
rubinetto a casa.
In tutto questo, noi come cittadini abbiamo solo un ruolo
passivo di prendere e usare quello che ci viene offerto o possiamo avere un ruolo attivo? E quale il senso di questo ruolo?
Questa è la domanda di fondo che sta dietro al grande tema della partecipazione dei cittadini
alla vita delle nostre comunità e delle istituzioni che ci circondano.
E questo tema si pone anche per le imprese private, perché di
fondo anche se mirate al profitto, quello che cercano sempre di più è quello di
far sentire le persone parte di una esperienza e questo lo fanno
coinvolgendole.
Guardando ai servizi pubblici attorno a noi, quelli legati
al nostro benessere dalla salute al sociale, ai servizi scolastici, ai tanti
servizi erogati dai Comuni, la domanda è se i cittadini possono e debbono avere
un ruolo in tutto questo. La risposta è certamente SI.
Le persone e i cittadini di una comunità possono essere
coinvolti in tanti modi e questo crea una serie innumerevole di benefici. Possono
sia stare nelle “stanze dei bottoni”, sia offrire un aiuto concreto nel generare
benessere.
Non sono parole vuote, perché è quello che abbiamo fatto a
Modena in questi anni.
Ad esempio nel rapporto che si è creato con i volontari delle associazioni che partecipano ai Comitati Consultivi Misti, che vedono 250 associazioni coinvolte a livello provinciale.
Esiste una legge regionale che li ha istituiti decine di
anni fa, ma il tema di fondo è come esercito questo rapporto. Lo posso fare in
modo burocratico, in cui periodicamente organizzo degli incontri che diventano
semplici opere di propaganda dell’operato dell’istituzione e magari di sfogatoio
di problemi.
A Modena i cittadini entrano a pieno titolo nelle stanze decisionali,
dove vengono letti i bisogni delle persone e dove si analizza la risposta che
viene data. Il lavoro fatto in questi anni ha visto la partecipazione dei
rappresentanti dei cittadini nel Collegio di direzione, organo decisionale
delle aziende sanitarie, e anche ai lavori della Conferenza Territoriale
Sociale e Sanitaria, altro organo dove vengono condivise le politiche sanitarie
e sociali con i 47 Sindaci della provincia di Modena.
E l’esperienza di questi anni è stata quella di una
partecipazione attiva, in cui i cittadini erano i primi a capire i termini
della complessità che ci si trovava a gestire e spesso i primi a spingere sull’innovazione
dei sistemi assistenziali. Con l'idea di trasformare i problemi in opportunità di cambiamento.
Un altro esempio di partecipazione attiva è stato il lavoro
legato ai bandi del terzo settore che anche qui ha coinvolto le associazioni in
quella che viene definita la coprogettazione e coprogrammazione degli interventi. Anche questo un
modo per fare partecipare le persone alla vita collettiva.
L’altro aspetto è poi quello della partecipazione attiva nel generare benessere, nel prendersi cura
della propria comunità.
Pensando all’esperienza di Modena, le Palestre della memoria
sono l’esempio principale di questo grande strumento di benessere. 2200 anziani
over 75 che partecipano ogni settimana a 54 palestre in tutto il territorio
della provincia. Gestiti da 400 volontari in incontri settimanali di 20-25
anziani, in cui vengono svolte diverse attività legate alla memoria, al
movimento, alle emozioni, allo stare insieme.
In cui l’istituzione passa da un ruolo di gestione diretta
delle attività ad un ruolo di supervisione. E gli esempi sono tanti, pensiamo
ai gruppi di cammino. Anche qui momenti di incontro settimanali in cui le
persone si trovano a condividere una esperienza di movimento.
Un altro esempio è quello del progetto legato al gioco sano
e di comunità. In cui le associazioni che si occupano di questo tema sono
coinvolte nel fare “giocare” le persone insieme, sia rivolta ai giovani, che
alle persone più grandi. Una capacità che stiamo perdendo andando dietro alla
spirale di individualismo della nostra società.
Altri esempi di coinvolgimento sono quelli degli agenti di
prossimità e di progetti come quelli della prescrizione sociale. Dove il benessere
passa anche dalla capacità di usare al meglio le risorse della comunità stessa.
Passando dalla grande capacità di ascolto delle persone del proprio contesto.
Un ultimo esempio è quello dei bandi rivolti ai giovani per
la partecipazione alle attività delle associazioni dell’emergenza-urgenza, in
cui i ragazzi ricevono un incentivo a svolgere attività di volontariato nelle
ANPAS, Croce Rossa o Misericordie. Un modo per far fare nuove esperienze ai
ragazzi che spesso poi decidono di continuare nelle attività delle associazioni.
Questa generatività comunitaria la possiamo e dobbiamo portare anche in
altri ambiti, penso al tema dei giovani e della creazione di loro spazi di comunità,
o pensando ai Comuni il coinvolgimento delle persone nella manutenzione delle
aree verdi o della vita dei parchi cittadini.
Inutile dire che tutto questo genera benessere in chi offre
il proprio tempo per la propria comunità e aumenta il livello di fiducia, elemento fondamentale
per il benessere individuale e del nostro stare insieme.
Se da un alto l’innovazione dell’intelligenza artificiale
cambierà gli scenari delle nostre società, dobbiamo sin da ora pensare ad una intelligenza comunitaria per il benessere
di tutti.
PS.
Se possiamo raccontare tutto questo, lo dobbiamo ai tanti cittadini e volontari che dedicano tempo ed energie in tutto questo. Il nostro grazie profondo va a loro, perché insieme ogni giorno dimostriamo che un presente e un futuro migliore è possibile.
